play me, i’m yours

10668869_10205107559876050_3108253726181071412_o

Le note di Yann Tiersen hanno invaso la stazione. Una sera qualunque di questo meraviglioso inverno. Un pianoforte libero, una ragazza s’è seduta e suona e s’emoziona e vola. Ti nasce accanto il sorriso di uno sconosciuto e la giusta dose di sogno innalza verso il reale.

x y z

DSC_0383

Il giorno è di quelli importanti per la mia cuginetta. La chiameremo X. I sorrisi intorno sono sinceri, sono quelli che ne riconosci il suono. La festa sta per iniziare. Manca Y, ma arriverà. Non risponde al telefono, lei il telefono non lo controlla mai, arriverà. Intanto magari beviamo qualcosa. Chiacchiere, risate, qualche pensiero che vola lontano. Squilla il cellulare di Z, che è la nonna di X e la mamma di Y. Finalmente, ma dov’eri? Stai arrivando? Aspettiamo solo te!

Mamma, è nato! Z riaggancia, felice, pronta per tornare al paese e correre in ospedale, prima possibile. Di nuovo squilla il telefono. Un’amica di Z, la migliore, l’amica di una vita intera, è morta.

Una macchina sfreccia via, in ospedale ci sono due saluti da fare.

Ma si aprano le danze, la festa deve continuare.

la cavigliera

DSC_0048.NEF

quando a un certo punto arriva il momento, tristissimo, di togliersi la cavigliera, perché l’autunno è alle porte, ma aspetti, rimandi, pensi Ancora un giorno.
di quest’estate, che è durata anche troppo.
poi all’improvviso te la togli.
d’istinto, ma razionalmente.
così, perché forse erano giorni che ci pensavi, ogni mattina, di fronte alla scarpa da scegliere. e devi sceglierla chiusa, da un po’, perché è caldo ma non abbastanza.
e allora esci, in mezzo a un fiume di gente, e ti senti minuscola e pure immensa, una sciarpa colorata a far finta che va tutto bene e un sorriso, perché forse va bene davvero.
togliersi la cavigliera, e capire di essere cambiati. togliersi la cavigliera, e ritrovarsi adulti.

fiore di granturco

DSC_0148

 

Considerazioni sparse alla fine di una giornata qualunque:

– andare a comprare l’acqua col trolley continua a darmi grandi soddisfazioni, sono sicura che farò proseliti.

– non mi piacciono le profumazioni dell’ammorbidente, nessuna. L’ammorbidente giusto non è stato ancora inventato, forse ci provo io.

– non voglio nessun centro di gravità permanente e voglio cambiare costantemente idea sulle cose e sulla gente. Sono una gru, metallica per sollevare i pesi, di carne e ossa per volarci sopra.

– il primo settembre non è il primo gennaio, non è l’inizio di nessun anno.

– settembre è il mio mese preferito, col cielo basso, azzurro, e nuvole bianchebianche e l’aria che inizia a farsi fresca. Quando dovrete assegnarmi un colore, datemi l’azzurro. L’azzurro “fiore di granturco”. O “cielo di settembre”.

una notte

treno_008

Succede sempre così, che non te lo aspetti. Magari a notte fonda, che inizi pure ad avere un po’ di paura. Certo, Roma è bella come nient’altro al mondo e lo spettacolo è stato quasi irreale, in mezzo a Villa Borghese. Sguardi complici tra me e la mia amica, come ci torniamo a casa, si dovrà aspettare il notturno chissà per quanto tempo, s’è fatto proprio tardi stavolta. E io ho un treno tra poche ore. Una risata per la situazione e poi un brivido, che il vento si è alzato improvviso e la schiena è nuda, le notti d’agosto a Roma. Pensiamo ad alta voce, si dovrà chiamare ‘sto taxi. Un ragazzo e una ragazza, gli unici ad andare nella nostra stessa direzione una volta usciti dal teatro, ci hanno sentite. Lei è titubante, è gelosa forse, o ha semplicemente paura. Potremmo essere chiunque del resto, noi due, che ridiamo della bella serata e del passato assurdo e sorridiamo al futuro, piene di paure e sogni. Poi l’assenso: ci porteranno a casa loro, in macchina, se ci va. Noi ci guardiamo, ci fidiamo pure noi. Il tragitto porta tante parole e qualche aneddoto sulle nostre vite intrecciate, che è così perfetta da impazzirci, per capirla, questa tessitura di trame. Interessi comuni e la loro voglia di vedere uno spettacolo alle Terme di Caracalla, due sere dopo. Ma costa troppo quel biglietto. Epperò vale la pena e quando ci ricapita e quei soldi sono ben spesi e l’atmosfera è impareggiabile, con le terme a far da sfondo. Noi l’abbiamo visto, due sere prima. Confermiamo. Abbiamo avuto i biglietti omaggio al lavoro, quattro. E ne abbiamo ancora in tasca due, in avanzo. Non servono parole, basta uno sguardo, regaliamo a due perfetti sconosciuti centoventieuro di biglietti. I loro occhi sono increduli, pieni di gioia, non la smettono più di ringraziarci. Lui la guarda, amore hai visto che abbiamo fatto bene, sono due angeli queste due e le buone azioni e le belle serate che te le ricorderai per tutta la vita e le emozioni che ti fanno sentire vivo. Per noi gli angeli sono stati loro. A me scende una lacrima, corposa e veloce a rigarmi una guancia, nascosta nel buio del sedile posteriore. Me la riprendo con la lingua, all’angolo della bocca mentre guardo il biglietto del treno, uno di quelli che non si possono proprio perdere. Sorrido. Buonanotte, è stato un piacere.

è possibile

DSC_0039 (2)

L’aria frizzante di Edimburgo ad agosto profuma di Fringe: gli artisti di strada recitano e cantano e suonano, la gente si interessa e lascia offerte per le manifestazioni, i gabbiani controllano che tutto vada per il verso giusto e i parchi verdi ospitano innamorati e bambini. Mi riprometto di farne un fotoracconto, una foto e quattro righe per dire un microcosmo in fermento. La cultura fa girare una città intera. E tutto il mondo è qui. E non è un sogno o un miracolo. Il possibile si fa vero, il pensiero diventa carne, le idee si fanno azione. Perché s’è deciso. Perché s’è voluto. Ma s’è voluto davvero e non a parole, come si vuole qui. S’è voluto davvero e s’è camminato in salita, non solo se è facile, come s’è detto da queste parti. E tutti si sono resi parte attiva. Le nuvole entrano ed escono dal campanile della chiesa, il sole spesso è nascosto e il vento è sempre contrario ma i piedi vanno veloci e le menti pure e ci si bagna di pioggia dalla testa ai piedi. Racconterò che ho chiuso l’ombrello, e gli occhi. Che mi sono lasciata incollare addosso i vestiti freddi e un brivido m’è salito per la schiena. E che un sorriso mi si è stampato in faccia.